Amore telematico (3)


Restammo abbracciati a sussurrarci dolci parole mentre Maria continuava ad accarezzarsi la sua bellissima figa nuda più che mai.
Continuava a ripetere quanto bella fosse così senza più peli, la sentiva morbida pronta e molto più sensibile e mentre mi diceva questo continuava imperterrita ad accarezzarsi sempre più intensamente.
Continuavo ad essere eccitatissimo, il mio cazzo turgido era sempre più teso e vedere Maria che continuava a toccarsi, non mi semplificava le cose.
Mi scostai da lei per poter meglio ammirare i suo toccamenti e rimasi affascinato dalla visione delle sue dita che con dolcezza sfioravano le grandi labbra e con leggeri e sapienti tocchi anda-vano a titillare il clitoride. Non ne potevo più, era troppo eccitante, ma le sorprese non erano ancora finite!
Maria tra un sospiro e l'altro mi prego di porgerle la sua borsa, cosa che feci immediatamente. Con la mano libera la aprì ed estrasse un sacchetto oblungo dal quale tirò fuori un magnifico fallo di gomma dalle dimensioni ragguardevoli.
Maria lo impugnò e se lo avvicino all'inguine, lo appoggiò ed incominciò a sfregarlo lentamente sulle labbra sfiorando il clitoride tesissimo. Poi con estrema dolcezza lo spinse dentro, fu immediatamente risucchiato dalle pareti lubrifi-cate della sua figa fino a che scomparse dalla mia vista. Io guardavo rapito la scena, vedevo il fallo riapparire per poi subito scomparire all'interno mentre Maria con l'altra mano continuava a titillare il suo clitoride. Lei era eccitatissima e forse la cosa che più la eccitava era vedere me che la guardavo mentre si stava masturbando con un fallo di gomma; non posso negare che la scena fosse veramente eccitantissima ma anch'io ardevo dal desiderio di godere del suo corpo.
Maria aveva inteso perfettamente il mio desiderio e per rendere la situazione ancora più carica di eros e di eccitazione, estrasse il fallo di gomma dalla sua figa e lo appoggiò sullo sfintere, poi con lentezza e decisione lo spinse dentro; ebbe un lieve sussulto e provo una leggera fitta di dolore, ma poco dopo prese a muoverlo dolcemente avanti ed indietro, continuando a tormen-tarsi il clitoride. Fu a quel punto che mi disse: "Vieni amore mio, vieni da me ho bisogno di carne vera, prendimi!".
Non me lo feci ripetere mi distesi su di lei le appoggiai il mio cazzo turgido ed incominciai a spingere.
Era fradicia di umori, stava godendo da impazzire, ma la penetrazione non mi fu facile, attraver-so la sottile parete sentivo il fallo di gomma che, date le sue dimensioni, occupava buona parte dello spazio disponibile. Lei capì perfettamente la situazione quindi smise di muovere il fallo lasciandolo conficcato nelle sue viscere e con le dita si allargò la figa per facilitarmi la penetra-zione. Con il suo aiuto riuscii nell'intento e la penetrai fino in fondo, Maria emise un grido di dolore, si sentiva squarciata e piena ma il dolore lascio immediatamente posto a ondate irrefre-nabili di piacere che aumentarono con l'aumentare dei miei movimenti.
Non contenta e vogliosa di provare ancora più piacere Maria scese con la mano a titillarsi il clitoride mentre io, le accarezzavo il seno baciandola sulla bocca con passione. Dopo pochis-simo Maria fu sconvolta da un orgasmo travolgente, il suo corpo era scosso da violenti fremiti e le sue urla di piacere mi fecero temere che arrivasse qualcuno del motel a vedere cosa stesse succedendo. Continuai imperterrito a penetrarla sfondandola ad ogni colpo mentre lei si stava godendo gli ultimi istanti del suo orgasmo, che dopo breve diminuì di intensità. Ma tanta era la voglia e la carica erotica che immediatamente dopo, sotto la continua raffica di colpi che il mio cazzo rifilava nella sua figa, senti che Maria stava nuovamente per raggiungere un nuovo orga-smo.
Ormai anch'io facevo fatica a trattenermi e sentirla godere così non faceva che aumentare la voglia di scaricare il mio piacere dentro di lei. Continuammo ancora per poco e poi insieme rag-giungemmo l'apice del piacere, scaricai dentro di lei la mia sborra ed ad ogni fiotto lei ebbe un sussulto di piacere aggiuntivo mentre il suo corpo sobbalzava dal godimento.
Giacemmo così per alcuni minuti rilassandoci e commentando la prestazione fino a quando il mio cazzo, ormai moscio, scivolò fuori dalla dolce tana dove fino a quel momento era stato rin-tanato, mentre il fallo di gomma continuava imperterrito a stare nel posto dove Maria l'aveva lasciato.
Quando riprendemmo fiato mi spostai di lato, con la mano presi il fallo di gomma ed incominciai a muoverlo all'interno del suo culo e capii che la cosa a Maria non dispiaceva per niente. Lei allora allungò la mano ed incominciò ad accarezzare il mio cazzo che sotto le sue abili carezze non tardò a ripresentarsi nuovamente duro e pronto. Maria mi pregò di salirle sopra in modo che potesse usare la sua bocca.
Esaudii immediatamente il suo desiderio e lei se lo prese im-mediatamente in bocca facendoselo sparire fino in gola. Vista la posizione ne approfittai pure io ed incominciai a leccarla con passione. Dalla sua figa emanavano odori diversi, quello della mia sborra, dei suoi copiosi umori e l'odore di gomma del fallo piantato nel culo che si trovava a pochi centimetri dal mio naso.
In quella posizione mi venne naturale non stare fermo e ne approfittai per scoparla in bocca. Lo feci violentemente spingendo con il bacino il mio cazzo fino in gola, la sentii emettere qualche suono strozzato indice che stavo effettivamente spingendo a fondo, d'altro canto sentivo il glan-de toccare il fondo del suo palato, ma non mi impietosii ad ogni suo sussulto affondavo con la mano il fallo di gomma più in fondo e con i denti mordevo il clitoride. Era diventata una cosa abbastanza violenta ma Maria dava segno di apprezzare moltissimo la cosa, sentivo la sua figa emettere una quantità di umori incredibile segno che si stava avvicinando un nuovo orgasmo.
Anche per me stava succedendo la stessa cosa e da lì a poco venni contemporaneamente a lei e scaricai in bocca quella poca sborra che ancora mi rimaneva in corpo mentre Maria sussulta-va come non mai scossa da un orgasmo senza pari. Ci ricomponemmo e ormai esausti com-mentammo la giornata. Maria mi confessò che la cosa che più aveva apprezzato era stato quando l'avevo posseduta con violenza e con dolore, si era sentita sottomessa e la situazione le aveva provocato maggior piacere, aveva scoperto un nuovo lato di se stessa.
Ci lasciammo col rimpianto di dover ritornare alle nostre rispettive famiglie ma con l'intesa che avremmo fatto il possibile per rivivere ancora i magici momenti trascorsi insieme.

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