Il Tavolino del solitario...


Arrivò alla baracchina, una specie di gran pergolato di glicini e rampicanti intrecciati in grate di canna in un cubo di dieci metri per dieci, pieno di tavolini bianchi, sedie bianche e gente bianca, scelse il posto più riparato, quello d'angolo che lo richiudeva in una specie di 'L' ben coperta su due lati.
Lo chiamavano il tavolino del solitario.
Normalmente, la saletta era frequentata, da gente sfinita, addormentata, che si rifugiava in quello spazio poco frequentato al mattino presto per farsi i cazzi suoi intinti in un caffellatte davvero squisito con bomboloni alla crema freschi di forno, no, forse caldi di forno a microonde e freschi di mattina.
Gente da notte, in una città di mare, dove anche i gatti prendevano l'abbronzatura, in un luogo dove l'abbronzatura descriveva chi eri e che mestiere faceva come una carta d'identità naturale ma non meno esatta. Dal grado di cottura dicevi chi era, se era un marinaio, un uomo d'affari con ombre di lampada solare o abbronzante in spray, o se avevi la barca o prendevi l'autobus.
Insomma la tintarella descriveva in che modo passavi il tempo, sul mare, vicino al mare, lontano dal mare e quelli che vedeva e conosceva erano quasi tutti del terzo tipo, guardie notturne, nottambuli, addetti al faro, giornalisti, tipografi e puttane.
Erano tutti la faccia della notte, solo alcuni, di passaggio, spiccavano per le loro tintarelle e un probabile cancro della pelle che si sarebbe manifestato, prima o poi, a causa del buco nell'ozono: a lui, probabilmente, sarebbe arrivato un cancro hai polmoni, per le sigarette che fumava.
La sigaretta, come nei lontani racconti di Salgari, della sua infanzia, pendeva dalle labbra di uno James improbabile, ombra fumosa, dietro alla Tigre della Malesia, naturalmente abbronzato e cotto come un marinaio. La baracchina, era chiamata così anche se era un normale bar con un nome, grandi sale coperte e piene di tavolini questa volta azzurri, si adattavano agli innumerevoli quadri di pittori locali, prossimi morti di fame o celebrità post morte che adoravano il mare e lo ritraevano in tutte le salse possibili, con o senza bagnanti nude.
Perché sempre bagnanti?
Alcune addirittura in calze nere e reggicalze e, i pelazzoni, di un rosso sangue, come i capezzoli e, incredibile, nessuna figura maschile, solo i settori marinai, contenevano uomini e barche ma nessuna donna. Era tutta una merda, la vita.
Si sedette senza salutare i pochi avventori del pergolato dalle sedie bianche che non s'offesero, erano abituati agli occhi rossi e ai passi indecisi di chi stava ancora vivendo fatti accaduti di notte.
Se poi aveva la faccia incazzata lo capivano meglio.
Aveva appena distrutto le venti pagine del nuovo racconto che aveva incominciato quella notte, le aveva strappate, appallottolate e tirate alla gatta Messalina felice di rincorrerle, giocarci e trinciarle con le zampette di dietro.
Almeno una bestia si divertiva con loro.
Si sentiva un fallito, altri due editori avevano rifiutato le sue storie, e non erano tanti gli editori di materiale porno. Altri due racconti dal pollice verso e lui sentiva l'urlo del popolino chiedere il suo sangue nell'arena, il prossimo, l'editore Imperatore, avrebbe deciso la sua sorte futura.
Non era un erotomane, un deviato, era uno che scriveva per vivere ma soprattutto per divertirsi su argomenti non facili da trattare senza cadere nel banale e nel ripetuto.
Amava il sesso, farlo e descriverlo, impegnava lombi e cervello e descrivere la stessa cosa, ben conosciuta dal lettore o dalla lettrice, sempre in maniera diversa lo stimolava.
In fin dei conti una scopata era sempre una scopata ma di bello era che se ne facevi due consecutive una non era certamente vissuta allo stesso modo, era una scopata diversa.
Anche con la stessa donna.
Riusciva e, non voleva essere brutalmente pornografico; poteva scrivere fica, orchidea nera, antro muscoso, voragine filante e scivolosa, quella, la regina del bacino, il tesoro di Lei, ecc, ecc...
Solo le situazioni seguivano quasi uno stesso schema, amava che le donne si amassero e scopava fratello e sorella, due gemelli erano il non pus ultra.
Era un amore perverso, si, ma impegnava sentimenti non facili a descriversi, sentimenti che abbattevano tabù che nella cronaca nera e nelle confessioni si rivelava più vasta del pensiero corrente.
I vari studi americani, Kinsley, la Donovan, le ricerche sulle deviazioni, Ebino von Kraft, Freud avevano mostranto un mondo che non era poi un mondo di soli malati ma un mondo ampio dove il confine tra malattia e perversione o erotismo era sottile.
Aveva studiato l'erotismo giapponese, frustrato ma di un'intensità dove anche il normale si trasformava in magico, crudele, erotico al cento per cento.
Quello altrettanto libero dell'antico Egitto, quello greco, latino, tailandese, coreano, da antropologo qual era.
Già, antropologia sessuale.
Quello cristiano, mussulmano, induista, buddista e mille altre religioni, era passato dal Fraser al Thomas passando per il Lorenz e studi sul masochismo e il sadismo erotico.
Le lesbiche come fenomeno socioculturale.
Gli specialisti davano un sessanta per cento di donne che avevano fatto l'amore tra loro, lo avrebbero fatto o lo desideravano fare, alla fine. Ma quante lesbiche conosceva?
Quante donne avevano ammesso di aver amoreggiato con un'altra?
Era giusto definirle tutte lesbiche o vi erano gradi di saffismo, dove amoreggiare con un'altra donna era puro piacere e del tutto temporaneo. Dove, amare una donna non escludeva amare anche uomini.
Aveva avuto tra le mani diari di donne che amavano andare a femmine come andare a maschi, aveva guardato siti erotici con Internet e scoperto che i siti saffici erano più estesi e più numerosi che qualunque altro sito. Forse anche ad altri, come a lui, piacevano due donne che si facevano e non aveva necessità di guardarle per eccitarsi, bastava pensarle e descriverle.
Ed era andato a caccia di donne saffiche.
Accidenti che fiume carsico aveva scoperto solo in quella città, un torrente nascosto, tumultuoso, vorace di sesso femminile e di verga maschile ma era stato difficile senza Lisa scoprirlo che, novella Saffo l'aveva guidato per gironi infernali invisibili e reali.
Aveva parlato con psicologi e psicologhe che con titubanza avevano ammesso che il fenomeno era più legato alla cultura che alle devianze vere e proprie, vi erano i casi limite, le lesbiche irreversibili, ma erano poche di fronte al saffismo mercificato, desiderato e partecipato. In orge che aveva partecipato pochi, erano gli uomini che prendevano maschi ma molte le donne che prendevano contemporaneamente un vergone e una fica.
Le capiva, sorrise mesto, anche a lui piacevano le donne e fare quello che facevano tra loro, aveva una lingua ben disposta. Poi, lo facevano anche le scimmie femmine, aveva visto un filmato di un sessantanove di scimmie femmine che nulla aveva da invidiare a quello umano, no di certo e lo aveva visto da uno studioso di animali che lo aveva ritratto lui stesso dalla postazione, dopo lunghe attese. Anche la sociologia animale presentava sorprese.
Aprì il giornale davanti a se come per coprirsi, nascondersi e diventò difficile capire il senso dei titoli, capirai dei servizi. Non era cambiato niente, il Governo sotto la solita pioggia delle polemiche fini a se stesse, lana caprina come sempre, i soliti incidenti, guerre lontane e sciopero dei traghetti, tutto normale. Lesse i necrologi, ogni tanto, trovava un amico, e, più spesso trovava un nemico, così andava la vita in una città balneare dove ammazzava anche il mare.
Un dito bellissimo, ingioiellato con gusto, si fece vivo dopo il profumo e abbassò il giornale:- Ciao, bello.-
- Ciao, bellissima.-
Era Lisa, abitava un piano sotto di lui, faceva la puttana di classe, pochi clienti, ma tanti soldi, era intelligente e scaltra, si proteggeva dalla vecchiaia brutta e povera, aveva più appartamenti lei da affittare di un'agenzia immobiliare. Ed era una saffica, non escludeva fiche dal suo menù sessuale, sia come clienti sia come amanti.
In ventotto anni di vita, otto di professione, aveva un capitale da sposare, ci fece un'ironico pensierino, lui sarebbe morto povero di certo.
E a dar via il sedere?
O prendersi quei marinai da tre miglia.
Culoni abbronzati e profumati, che qualche indiretta proposta, a lui l'avevano fatta in parecchi.
- Giorgio, sei pallido più del solito, non mi starai covando qualche cosa?-
Chiese spostando la sedia che dava la schiena al pubblico, odiava esser guardata in quel modo fuori lavoro.
- Si, il suicidio, mi sono preso un bel suicidio particolarmente ben costruito, strano ma bello, magari infiocchettato, puoi suggerirmelo, o comprarmelo?.-
Si sedette, le tolse il giornale dalle sue mani e lo passò al tavolo vicino e lo guardò sorridendo.
Era davvero un fior di ragazza.
U Un fior di vestito e una copia di tette da sballo, nude sotto il leggero vestito, se ne indovinavano i capezzoli puntuti.
Le gambe.
Poteva non vederle, le gambe.
Le ricordava a memoria con lo splendido sedere.
Lei era abbronzata da spiaggia, in modo leggero ma uniforme, almeno sul petto che non appariva bianco, nella colossale scollatura dal taglio perfetto.
La piccola collana d'oro al collo, ingenua ma preziosa, le allungava il collo di due dita che sosteneva un viso da fotomodella e i capelli rossastri e morbidi, da Maddalena.
Sapeva che erano naturali e che sotto era più rossa.
L'aveva vista nuda, con solo una vestaglietta aperta dar l'acqua ai fiori del balcone.
Lo aveva salutato senza coprirsi, esser nuda era naturale per lei, poi, Giorgio le piaceva.
La seduzione è femmina.
Era stata sua compagna d'orge ma stranamente s'erano sempre rifiutati di prendersi.
- Preso il caffè?.-
Chiese con una voce calda, piacevole, adatta al rossetto e a quella bocca da dea.
Anche a Giorgio piaceva, ma non l'aveva mai utilizzata nella sua mansione ufficiale né presa come amica, compagna d'orge, non sapeva perché, in mezzo al mucchio si odoravano, si sentivano e si rifiutavano. Erano due splendidi animali di razza, continuamente assaliti da avances da dar noia alla fine, troppo facile scopare per loro, un dovuto segno d'omaggio alla loro bellezza non troppo artefatta e consumata. Ma stranamente, erano laureati, intelligenti, polemici, sarcastici tra loro, come i brutti e bravi bambini.
Non riuscivano a prendersi sul serio, erano belli, e allora? Mai che venissero amati per la loro intelligenza, arguzia, quella la vedevano in pochi e i pochi che la vedevano tacevano per dispetto, troppo perfetti, quelli.
- Pubblicato?-
- No, mi sono giunte due risposte: il primo sosteneva che era troppo soft per il suo tipo di lettore medio, e il secondo che era troppo hard, capirci qualche cosa, in fin dei conti è dall'inizio dell'umanità che si fa così.-
- Sicuro?-
Sorrise amabilmente mentre arrivava il cameriere per l'ordinazione.
- Sicuro di cosa?-
Chiese quando s'allontanò il cameriere, erano rimasti quasi soli sotto il pergolato, gli altri avevano fatto rotta per un letto caldo e riposante o per scopare la sposa prima di dormire, da stanchi si scopa meglio.
- ….Che si faccia ancora così, come i nonni.-
Sorbì il caffè e lui il cappuccino con polvere di cioccolato facendosi una leggera ombra ambrata sul labbro superiore, era troppo intento a pensare alla risposta.
- Bhè, ti dirò, Lisa, meccanicamente è la stessa meccanica da quando Lilith lo inventò, il serpente era solo un messaggero che già lo faceva con lei, una specie d'olisbo vivente e scaglioso, doveva essere piacevole per Lilith.
Lei apre le gambe e lui...-
- La riempie, non so se era piacevole, non l'ho mai fatto con un serpente.
Certo, fisiologicamente è quella la meccanica, ma ora gli ometti amano riempirla di...
Gadget, e il cambio non è sempre sfavorevole, sai, la cultura incide anche sulla meccanica.
Staresti bene con i baffi, poi fanno solletico.-
- A te o a me, Lisa?-
Chiese malizioso. Ora si sentiva meglio con lei accanto.
- A me naturalmente, caro.-
Rispose ancor più maliziosamente.
Li voleva sotto o sopra, i baffi, meglio sotto.
- Non fare la sciocca, siamo seri, parliamo di cosa serie non di gadget, parliamo di sesso puro, sesso ficcante, di quello che entra diretto, sai come e non di orge affollate dove tutti non sanno chi prendono.- Si pulì la bocca con la salvietta.
Lei accavallò le belle gambe e lui intravide il nero delle mutandine per un attimo, lei se n'accorse e avvicinò la sedia al tavolo riportandole con i piedi per terra.
Quell'allargare gli occhi la eccitava sempre se fatto da lui.
- Madonna, le mutandine nere di pizzo mi fanno sempre un certo effetto, lo confesso, ma perché solo quelle nere?
Sarò un feticista mancato o il pectoris.
Scommetto che porti il reggicalze dello stesso colore.-
Era una birichinata, lo sapeva che erano identici.
Un certo senatore direbbe che ci hai azzeccato e un altro criticone che si fa bello con le porno star ti direbbe che sei superato. Il novanta per cento delle donne ora porta i collant e le mutandine possono essere di tutti i colori e mancare di reggicalze, oggetto démodé, non hanno più l'importanza di una volta.
Nemmeno per le donne che sognano di farsele levare, le mutandine vengono dopo, l'atto simbolico si fa con i collant, è compiuto quando si arriva alle mutande.-
- Va bene, crollate le mura di Gerico, ma se il crollo avviene prima con il collant, o dopo con le mutandine, che importanza ha?
L'atto è compiuto, le mura sono crollate, io intendevo questo, le mutandine nere sono la cosa che più mi spinge a toglierle a una donna, con tutte le conseguenze del dopo, rottura di mura a parte e sapere che debbo staccare il chiappino mi eccita.-
- Molte donne che portano il reggicalze e sono poche ormai, normalmente le portano sopra le mutandine, non si sa mai, ma io le porto sotto, è più erotico un reggicalze slacciato e riallacciato, ci metti più tempo, ci mettono più voglia.-
- Già, arrivare alle mutandine, che delizia.-
- E quando non le portavano, cosa succedeva?-
- Succedeva che le toglievi altro, che ne so, le scarpe, il nastro, la gonna come primo elemento di seduzione, l'uomo ha sempre bisogno di scoprire e la donna di farsi coprire, lo puoi interpretare come vuoi, quel coprire.-
Accese una sigaretta e la porse a lei, come al solito era bagnata di saliva, lo faceva senza pensarci, le sigarette, filtro o no, gli si attaccavano alle labbra e lui le leccava prima e in tondo. A lei piacevano le sue sigarette bagnate, le bagnava anche lei, illudendosi di baciarlo.
Certo che non erano normali, uno scriveva porcate e le faceva per poterle descrivere e una faceva le porcatone per mestiere e per piacere, bella copia pensò lei.
Già, Mose nel deserto, fece coprire il seno alle donne e sembra che il suo esercito ne guadagnasse in militi.
In quarant'anni nel deserto di donne coperte produsse più guerrieri di un bando militare.-
Disse lei, dopo aver aspirato la prima boccata del mattino, non tossì per miracolo.
- Appunto.-
- Sai perché?
qual è il meccanismo spingente a scoprire...
Poi a coprire cose, che se fossero già scoperte non copriresti?- Domandò incuriosita.
Giocando sulle parole, era sempre bello parlare con lui, a lui piaceva parlare e a lei ascoltare.
Credo di individuarlo nella violenza, nella conquista, magari sublimata, nella ribellione ai tabù, al proibizionismo, ma se scopri, copri, ragazza.
L'Anello di Re Salomone insegna, il Lorenz ha detto più cose sugli uomini parlando d'animali che, se vi aggiungi il Cosiddetto Male fai a meno di Freud.
L'atto dello scoprire è un atto violento nella sua essenza primitiva, e alla donna piace perché un poco di violenza la libera dal peccato, cede, non si da, non è colpa sua, e vince i tabù con la violenza del maschio. Essere masochiste, per le donne, è accettare una parte di se, il personaggio di "O", è femmina al cento per cento, certo, una femmina ammalata, forse, ma femmina vera.
Mai gridato o detto, "No, dai."
Ragionaci, o no o dai, è questo il pensiero fine delle donne:" ti dico no ma non mi ascoltare, dai!"
E' bello violentare le donne del nemico, magari con l'armatura addosso, col sangue del marito sopra, lo portiamo nel DNA come ricordo, sesso e morte vanno a braccetto nel nostro inconscio.
Sole nel Ventre è un'opera magistrale, la contraddizione di una che si da per salvare il suo amore e gode col carceriere del suo amore.- - Come fecero i Mori nella nostra rocca, trecento donne penetrarono quella notte, prima con quello e poi con la spada, certamente molte furono quelle che godettero la violenza.
Non avevano posto sulle navi per altre schiave, la morte e una disgrazia non percepita prima.-
- Torniamo all'inizio, ora non usano più quello o lo usano dopo, prima devono eccitarsi con la spada- gadget.-
- Già, si sta perdendo l'erotismo per il voyeurismo e le porcate fini a se stesse, quanti filmati porno mostrano donne che si prendono una mano contemporaneamente davanti e dietro, è possibile ma a quale fine? Solo a far vedere a maschi guardoni com'è cavernosa una donna, non ha quasi limiti alla penetrazione.-
Sbuffò Lisa.
- La metà o forse più di quelli dell'ultima orgia erano fatti di droga, che vuoi che interessasse dove lo mettevano, il Dottore, noto amatore di donne ha tentato due volte d'infilare me nel culo.-
- E c'è riuscito?-
Sorrise coprendosi la bocca.
- No, sono vergine li.-
Rispose lui cattivo.
Sai, non credo di capire bene cosa intendi per erotismo tu, l'erotismo è qualche cosa che coinvolge il cervello, e chi lo usa più il cervello oggi, l'importante è infilare?-
- Se vuoi posso dartene un esempio.
Ho le mutandine nere che ti stimolano, sono sotto i nastri del reggicalze.
Se tu le volessi togliere ora, in pubblico senza farti scoprire e senza troppa collaborazione da me, dovresti trovare il modo di staccare i nastri, farmele scivolare sulle gambe ed annusarle poi in segreto.
Dovresti usare il cervello per prima cosa.
Non credi, questo è il mio erotismo.-
Lui si chinò con la testa sotto il tavolo, lei ora aveva le gambe bel spalancate e vide le mutandine e il reggicalze.
- Tu hai visto troppi film dell'Antonelli, mia cara.-
- Perché, non era forse la scena più erotica quella sotto la tavola?
Aveva un doppio erotismo, lui era cattivo, un ragazzo malizioso e lei subiva la malizia, la intrigava, la voleva.
- Proviamo?-
Chiese aprendo gli occhi di più.
Tu fai la parte dell'Antonelli e io del ragazzo cattivo.-
- Proviamo, qui?.-
Disse sorridendo.
- Se te la senti e se ci riesci ti compro il racconto che ne farai, perché so che lo scriverai, non è possibile resistere all'erotismo, tesoro.-
Fece cadere il pacchetto a terra e si chinò per prenderlo e rapidamente staccò il primo chiappino.
Le tocco le belle cosce, anche all'esterno erano vellutate, ambrate e calde nella parte scoperta.
- …..E uno.-
Lei sentì come un tocco magico, la esaltava la sigaretta bagnata da lui, ora le mani, anche in una toccata leggera l'incominciavano ad eccitare da pazza, e aveva scopato per buona parte della notte. Ma in pubblico, in segreto mai.
Fecero finta di niente, il cameriere girava tra i tavoli, vi era solo un semiaddormentato linotipista scapolo che leggeva il giornale da lui composto.
Si guardarono negli occhi, erano eccitati in una forma nuova, non era infilarlo o no, era godersi o no, anche senza infilare era dominarsi, prendersi con gli occhi.
Arrivarono altre persone, sole e in coppia, la cosa si mostrava meno facile del previsto, e più si mostrava difficile più s'eccitavano interiormente e anche fisicamente, doppio pericolo per lui, ma anche duplice godimento per entrambi.
Si guardavano negli occhi.
Ognuno conosceva il pensiero dell'altro e continuarono a parlare di cose banali, poi mentre il cameriere di spalle copriva la visuale, rapido s'abbassò e staccò il secondo chiappino ben individuato, e questa volta lei ebbe un brivido leggero al tocco della mano.
Un brivido individuabile da lui.
-…. E due.
Non è che ci stiamo eccitando, vero?-
Passarono alcuni minuti, gli occhi parlavano d'altre cose mentre le bocche parlavano di tempo.
Lei aveva lo sguardo dell'attesa.
Il Sabato del villaggio.
Si tolse la scarpa e mise a nudo il piede destro, si era lavato prima d'uscire e le calze erano di bucato e finirono in tasca a contatto di un organo ben eretto e turgido.
Alzò la gamba sotto il tavolo e percorse la coscia sinistra, dall'interno il più velocemente possibile dando brividi quasi incontrollabili a lei, indifferente in viso, solo le orecchie leggermente rosse indicavano il suo stato d'animo reale.
Odiò, si stava masturbando con la testa, faceva il tifo per quel pazzo, quel fetente di un piede.
Lavorò col pollice, la sentì bagnata e, involontariamente la masturbò prima d'agganciare le mutandine e trascinarla col pollicione a rampino, si era arrapato come un matto e avvicinato l'inguine al tavolino che lei, sadica, a piccoli colpetti incominciò a girare mentre lui cercava di nascondere la tumescenza ben visibile.
Lei s'era alzata con uno sforzo di braccia e di gambe, quel tanto da far scivolare le mutandine arpionate.
Stava godendo un godimento sottile e, gli occhi, non visti che da lui, s'annebbiarono pur essendo spalancati.
Lui, poche volte nella sua vita aveva visto occhi così godenti, incredibilmente andati, ciechi e aperti.
Furono attimi indescrivibili per tutti e due finche non giunse con la mano sulle mutandine già avvicinate e le tirò a se con uno strappo leggero.
Venivano, ma dovevano essere strappate con colpi a destra e a sinistra e lui vide chiaramente dal chiudersi delle ciglia e dall'aprire la bocca che stava godendo in silenzio alzando le gambe per l'ultimo tratto, tremanti.
Accidenti, veniva anche lui, irresistibile, le mutande, no, le mutande, nooo.
Arrivarono e finirono in tasca, fece cadere l'accendino di plastica, lei era sempre aperta, rossa di pelo e ricominciò col piede penetrandola leggermente, ora voleva farla godere davvero, come lui.
Ora i muscoli della faccia erano tesi, guizzavano quasi sotto quella maschera di godimento che lei tentava di mimetizzare, per fortuna solo lui vedeva il viso.
- Li comprooo.-
Mormorò con una voce proveniente dall'inferno
- Cosa? I racconti o il piede?-
- Entrambi, ma ora basta per cortesia o grido.-
Si ritirò.
Fu più difficile infilare le calze molto più odorose al suo naso fine, da intenditore di vini.
- Ora allaccia i chiappini, se puoi.-
Sorrise lei, assatanata, e pronta al nuovo assalto.
- No, tu puoi andare al bagno, io no, grazie per il tavolo, ha contribuito molto il fatto che tu sapessi, la frittata è fatta.-
- Mi cadranno le calze.-
Mormoro lei incapace di controllarsi, era la prima volta che godevano insieme e in un modo davvero buffo, lei senza mutande sotto la gonna, il reggicalze slacciato e lui con le mutande inzuppate a contatto di un tavolo di plastica.
- No se le tieni ferme con le mani sui fianchi, poi qualche cosa devi pur rischiare anche tu, no?
Puttanella da bar: dagli occhi meravigliosi come un film erotico e pazzo recitato da attori belli e famosi.-
- Stronzo.-
Era uno 'Stronzo' più indicativo che se diceva ti voglio, lo sapevano, tutti e due che, alla fine sarebbero finiti a letto insieme ora, se prima per lei era una speranza, ora era una certezza. Lui aveva bagnato le mutande, se ne era accorta dall'acme avuta da lui, breve e intensa.
Ora si espandeva anche sui leggeri calzoni.
Ritornò sculettando dopo alcuni minuti e attirando l'attenzione su di se e ordinando acqua minerale, due bicchieri.
Non sculettava mai, ma era il momento di farlo per quello che aveva in mente e si sedette mormorando:
- Ho finito da sola e tu sai cosa, porco.- - Io ero già finito, e chi si alza più, puttanella.-
Quando l'acqua arrivò, ne bevve mezza platealmente e nell'appoggiarla, ridendo forte, volgarmente, la rovesciò espandendo la macchia sui calzoni, mimetizzandola.
- Ho...
Scusa tanto, non volevo...
…Cameriere.-
- Si, Signora Lisa?-
- Nel bagno dei maschi c'è la presa come nelle femmine, una presa elettrica e avete un fon.-
- Credo, di si…
…Perché?-
-…Ho rovesciato…
Involontariamente, l'acqua su i suoi calzoni… mi spiace.-
- Ho! … Vengo subito.-
E portò il fon e Giorgio andò velocemente nel bagno. Era stata davvero intelligente.
Tornò dopo dieci minuti.
Ad osservare bene, l'alone c'era anche ora, ma non così evidente come prima, passabile per acqua asciugata male.
Mise il fon sul tavolo e s'avvicinò per baciarla sulla guancia: - Io una e tu?-
- Tre, con quella del bagno…
…Dammi le mutandine.-
- No, Lisa devo annusarle, chi sa che non venga per la seconda volta.- - Te le regalo, allora.-
Lui s'allontanò con la mano in tasca.
Al bagno s'era trovata senza mutandine, tumida, bagnata da non dirsi e fu istintivo accarezzare il clitoride tumescente come il resto e per poco non gridò, quella era una goduta, non quelle di questa notte, pensò.
E non l'aveva chiavata, o si?
Il pomeriggio il campanello della porta trillo il suo 'Don, Don.' Era in vestaglietta e asciugamano sulla testa, guardò lo spioncino e lo vide con una carpetta in mano, aprì immediatamente e lo fece entrare, apoggiandosi alla porta, le gambe erano molli e sapeva cos'era, era ancora bagnata da questa mattina nella testa.
Lui si voltò, la vide in faccia, appoggiò la carpetta accanto al telefono e s'avvicinò quel tanto da sentire il suo calore umano.
- No, eh, no…..-
Si difese lei, sotto era nuda, niente mura di Gerico, sapeva che non avrebbe avuto volontà da opporre a lui, non era una transazione economica, non era una scelta, era sesso puro ed eroticamente appassionante, era godere assolutamente, stancarsi e stancarsi, rapita. Giorgio le tolse l'asciugamano dai capelli che caddero incollandosi al collo, aprì la vestaglietta allentando il nodo della cintura, lentamente per lasciarle il tempo di ribellarsi.
- Cosa dico, no, o ….dai?-
Chiese Lisa con voce roca, rotta, senza volontà se non quella di lui. - Fa la classica: - No, dai.-
Ridacchio, ma la risata era roca, da eccitato in modo estremo, la desiderava davvero.
- No, dai.-
Sospirò, lo sapeva da tempo che era DAI'.
Lui la fece girare denudandola e con la bocca scostò i capelli bagnati, leccandole e baciandole il colle e l'orecchio.
L'acqua si mischia alla saliva e alla pelle d'oca.
Avvicinò il suo corpo al suo, la verga turgida si sentiva attraverso la stoffa, la piazzò sul solco rettale e spinse, spinse.
Le mani di lui proteggevano lei nel seno preso a coppa, dita tra il capezzolo eccitato, soffermanti e intriganti dal freddo della porta. Lei mosse in su e in giù, segandolo con le chiappe per alcuni secondi, mugolando di piacere non lo aveva mai sognato così romantico il loro primo incontro, romantico e crudele si stavano eccitando nel vestibolo di tutto, né vestibolo dell'inferno o nel vestibolo degli amanti. La rigirò, si guardarono e le bocche s'avvicinarono lente come per pregustare ciò che sarebbe successo, non si baciarono subito, ansarono sulla bocca dell'altro.
Si toccarono.
Si morsero dolcemente poi aprirono la bocca adattandosi al risucchio violento, prima lui, poi, lei.
Si fusero mentre le mani si cercavano, chi sul nudo chi a slacciare cinture, ma per lo stesso scopo, divorarsi, finalmente.
Lei scese adagio, quasi scivolando sui calzoni, alle caviglie, lo prese, lo introdusse in bocca sospirando, lentamente e profondamente più volte. Più volte l'ingoiò tutto, lo risalì lenta, lo degusto come cosa sacra. La prese in braccio e la portò nella camera da letto, ordinatissima. Lei con una mano lo teneva come per paura di perderlo e con la bocca leccava un collo da maschio in tensione e non solo per il suo peso, gli abiti a far da guardia alla porta, sentinelle ammucchiate e in disordine.
La mise sul letto, le aprì le gambe guardandola, un segno di resa voluto da maschio, poi salì anche lui e lasciò che lei lo infilasse con mano tremante, un segno di resa da femmina, era per lei il più cazzo dei cazzi desiderato, e n'aveva preso dei doppi, dei tripli, anche se era una bella verga anche quella.
Lo strinse per le chiappe, non volle che si muovesse, che restasse in fondo, lo bloccò, si mosse lei lentamente spingendo il bacino e ritraendolo.
Entrava e usciva poco, ma a lei bastava, a tutti e due bastava. Come bastava la sua bocca, bellissima, godibilissima.
Due bocche bellissime, che si dissetavano con l'altra l'arsura del momento magico, fuori del tempo che batteva inesorabile la pendola in salotto.
Lo lasciò libero e lo sentì penetrare e salire ad un ritmo appena sufficiente a sentirlo tutto, le stava massaggiando la figa o l'anima? Entrava, massaggiava le pareti, il cervello, il clitoride e i sentimenti, era bello esser scopate da chi amava da chi desiderava da tanto, come un bel sogno che si realizza, non esser presa a pagamento, esser presa perché amata.
Non esser presa da puttana… no, esser presa da donna fragile e sensibile come vetro soffiato.
Aumentò il ritmo, pian piano, sino a diventare indistinto, saliva o scendeva, la trafiggeva o l'accarezzava?
Il sentire era divino e maligno, lo sentiva con i sentimenti, lo godeva col sesso unito a questi nel cervello fuso, andato per suo conto in cerca di ricordi bellissimi, le sue prime scopate d'amore.
Era sua, era sua da tanto tempo, troppo tempo e ora non credeva di averlo dentro, suo, tutto suo, non riusciva a identificarlo davvero come lui, era un anonimo cazzo che la prendeva?
Un cazzo pagante?
Aprì gli occhi, era lui e quella era la sua verga che penetrava, frugava nella sua anima di puttana romantica, gli ridava verginità cerebrale, era bello sognare che fosse sempre stato suo, sempre stato lui a scoparla.
Lo fermò prese la verga, la fece uscire e penetrare dietro, un dietro bagnato come il davanti, da cristalline gocce di fuoco fuso che scendevano dal davanti.
Un acuto osservatore avrebbe visto in quello sfintere una strana zona più scura, rotonda, un piccolo avvallamento che lo spingeva più giù di uno culo anormale, era uno sfintere usato molto e con piacere da anni. Era sua schiava e lo voleva in culo in atto d'assoluta devozione, lo prendevano altri comprandolo, era una delle sue fonti maggiori di reddito, ma lui lo meritava gratis.
Lei era sensibilissima in quel posto, godeva quasi come davanti coinvolgendola dall'interno, dalla sensibilissima parete che li divideva di poco lui e quella, lo sfintere era andato, aperto come sua sorella maggiore e agiva come una piccola, grande fica sensibile. Lo fece godere in deretano attorcigliandogli le gambe sulla schiena e sentendolo arrivare.
Era il momento più bello, dare, dare tutto e gli uomini in quel momento davano tutto, ma non erano uomini sconosciuti o conosciti mercificando, era lui, lui il suo uomo, godeva per amore e godette anche lei il godimento migliore.
Quello dato senza pensare, dato e ricevuto perché era giusto così, voluto così.
Lo senti ammosciarsi dentro di lei, le piacque che s'impiccolisse, i cuori battevano come tamburi, le gole secche, le bocche aperte, erano stati per un attimo una sola testa, un solo sesso, una sola anima. - Perché in culo?-
Chiese a voce bassa, respirava ancora forte.
- Non ho nulla di meglio da darti, agli uomini piace l'ano, piace sempre.
Lo so per esperienza, mi fidanzai a tredici anni e restai vergine sino ai quindici, ma usava il sedere con la scusa che mi preservava vergine, e imparai ad usarlo, divenne sensibile.
Tu ora sei 'Lui', il mio primo amore da puttana, gli altri solo clienti e lo usano, Odiò come lo usano e sappilo, a me piace.-
Riuscì a terminare, era in apnea.
- Perché dirmi questo e ora?-
Respiravano forte entrambi.
Erano giovani e mai s'erano stancati tanto, goduto tanto, nello stesso istante.
- Non dobbiamo sbagliare, non dobbiamo sbagliare amore, io sono quella che sono, tu sei quello che sei, non mentiamoci mai, vuoi?-
- Lo vuoi dietro o davanti?-
Chiese dolce, aveva capito ed accettato, il recupero era veloce e robusto.
- Dietro, ora sarà come chiavare, è bagnato dentro.
Ma questa volta vieni davanti, ti prego…
Anche li godo molto con te.-
La tenne a lungo, effettivamente quel sedere era dolce da penetrare ma sapeva farlo stretto con certi muscoli ben sviluppati, per lui e il suo sentire.
Era un deretano vergine e lo stava sfondando piacevolmente, ora la realtà superava la fantasia, come avrebbe descritto ciò che sentiva, tradotto in segni l'intraducibile?
Poi usò il davanti il doppio del tempo, anche la fichetta, era una fichetta, sapeva stringerti come mai nessuna lo aveva strinto, un guanto per lui, una guaina per il suo spada-fallo, quello non era scopare era sognare.
Lei non le contava più, ammesso che potesse contarle, era, al peggio, in un costante godimento, in una fase di lungo e goduta acme piatta, poi, ogni tanto la punta di godimento massimo e le sembrava di svenire, di non resistere oltre e arrivava l'altro come un'onda che la sommergeva, alla fine sarebbe stata stanca, lo sapeva, molto stanca e avrebbe rimandato l'appuntamento della notte per telefono.
Quando sentì la monta liquida venire, l'irrigidissi di lui, lo spingere dentro e sentì il condotto uretrale espandersi, lo strinse con tutto quello che poteva stringersi e lo attiro dentro facendosi conchiglia anche nella postura schiena sotto.
Lo ricevette sull'utero, lo sentì e il suo corpo si perse ogni tensione, anche lo sfintere si apre un poco, la pace dei sensi era arrivata con un'unica gran goduta con lui.
Andò in bagno, quasi subito, si sentì scorrere l'acqua del bidè: - Giorgio, uno dei due si è rotto un capillare, tu o io?- Disse rientrando con una salvietta sporca e un asciugamano pulito. - Io.-
Rispose Giorgio facendo uscire le ultime gocce di un rosa pallido mischiato al suo umore.
Lei venne sul letto con un sorriso :- Poverino, si è fatta la bua… …Brucia?-
- No.-
E lo leccò tutto e dimenticò l'asciugamano, era buono il suo gusto e pia piano, mica troppo, se lo trovò duro in bocca e continuò salendo su di lui e porgendogli il sedere in un sessantanove voluto, desiderato di buon grado, leccare era uno dei suoi passatempi preferiti, si considerava una lesbica nel farlo, lo considerava davvero, si sentiva un uomo-lesbica.
Erano entrambi bravi, conoscevano il sesso dell'altra e il risultato fu degno dei precedenti.
- Dio, mi sembri una donna!.-
- Come sono le donne?-
- Brave, micidiali, adoperano il laser nei punti giusti come te ma ne hai dimenticato uno, l'uretra, è bello sentirsi leccare l'uretra ed è saporita.-
- Come finisti a letto con donne?.-
Disse porgendole una sigaretta.
- Intanto, come un mucchio di donne, basta guardare Internet, sono quasi più i punti lesbici che i punti omosessuali uomo, sono una poca lesbica al naturale, ma lo ero inconsciamente anche se certi brividi li sentivo solo accanto a belle ragazze, pensavo fosse invidia.
Mia madre morì quando frequentavo il secondo mese d'università in Economia e Commercio, e il mio professore di statistica lo comprese che mi trovassi in difficoltà economiche e fece una proposta.
Soldi ne aveva da non saperli contare e la moglie pure, mi offerse un appartamentino a mio nome, un milione al mese e m'avrebbe mantenuto agli studi, era brutto ma simpatico, non avevo fatto all'amore, a quel tempo che solo con chi mi aveva sverginato.
Un morto di fame come te, ma mi piaceva, mi piaceva da morire, come te in questo momento, non mi sono mai confessata tanto come faccio con te, amore.
A farla breve accettai, divenni la sua amante e l'altro si sposo una ricca che scopava in contemporanea con me, di nascosto, la mise incinta in contemporanea a me e sposo lei.
Il mio amante nuovo, mi aiutò a partorire in Svizzera, adottò il bastardo e conobbi la moglie.
Mi curarono entrambi, mi tennero con loro in un'estate in montagna ad allattare la piccola e quando lei venne nella mia camera con chiare intenzioni, aveva un mollone ricoperto di plastica in mano, lungo una trentina di centimetri, non la rifiutai, era una bella donna di quarant'anni, tirata, curata, con una pelle meglio della mia che ero ancora un poco grassa.
Mi succhio il seno con la monta, è vero che chi allatta gode sotto o ne ha voglia e mi baciò col mio stesso latte in bocca, poi si occupò del basso ventre.
Sulle prime, in bocca, sentii che era una donna e mi fece un poco schifo, ma giù era micidiale, me l'aveva già leccata lui, ma lei fu una scoperta e quando mi ribaciò in bocca capii che ero lesbica, o meglio che mi piacevano anche le donne.
Usammo il mollone, una parte in lei una parte in me, gambe a forbice. Era pieghevole ma tendeva a ritornare nella posizione iniziale, ci scopammo tanto, ci leccammo tanto.
Fu un'estate dove feci il prosciutto tra loro.
Io ero sempre in mezzo, in qualunque posizione mi mettessero e insegnai che era bello, da certi punti di vista, uno o una mi penetrava e uno o una mi leccava, a volte mi penetrarono entrambi e io godevo da entrambi. Non potevo restare con loro, loro avevano mia figlia e lei e lui lo capirono, ma lei era comproprietaria di uno studio porno e di una rivista porno e feci la porno diva a tempo perso tra studi seri e pose ridicole.
Solo un poco prima della laurea uno studente mi smascherò, vide un mio filmino scaricato da Internet, proveniva dal Giappone. Mi laureai e incominciai ad odiare il mondo, tutti mi chiedevano bocchini, chi mi palpeggiava il sedere in facoltà che dovevo ancora frequentare alcune volte in segreteria e anche alcune studentesse, segretarie mi chiesero se le leccavo, erano disposte a pagare la marchetta.
Resistetti, gli appartamenti che possedevo erano già cinque e la loro rendita mi consentiva di andare avanti e alcuni film mi rendevano ancora, erano stati seri gli editori, ogni tre film girati uno era di mia proprietà e il libero uso, per un anno, era loro e ancora mi rendono quei film.
Ero laureata in Economia, non ero stupida e mi misi in proprio, fu difficile ma non scappai da questa città, tutti sapevano chi ero, poi si calmarono e fioccarono richieste.
Adottai una strategia decisiva, la prima era gratis, ma la seconda costava mezzo milione.
Prendere o lasciare, la prima l'offriva la ditta, avrebbero valutato la merce.
I clienti si sfoltirono e io aumentai i prezzi, un milione a sera, tutto permesso tranne la violenza data o ricevuta.
Guadagno venti milioni al mese in nero, ho cinquanta appartamenti, quarantanove rendite affittuarie che mi rendono una cinquantina di milioni al mese due milioni i film e tre di regalie varie, tranne quello che produco qui tutto denunciato, pago le tasse e sono una delle prime contribuenti del comune, chiudono tutti degli occhi sul mio mestiere, la tassa, a chi di dovere, la pago in natura, è più gradita.
Se mi sposerei smetto e ti mantengo.-
- Odio il matrimonio e farmi mantenere, ma ti voglio tutte le volte che mi vorrai, tu non puoi esser fedele, non mi fido, ma io si, ti sarò fedele, ti sarò amante, amico, ma tu continua il tuo mestiere, forse lo fai per passione.-
- Mi sarai fedele?-
- Si.-
- Impossibile.-
- Vedi che ho ragione, a non fidarmi.-
- Si, forse, ma la tua fedeltà va premiata, dimezzerò i clienti, e il resto del tempo lo darò a te, gratis, naturalmente.-
- E farai le vacanze con me.-
- Non solo, le pagherò anche, ovunque vuoi che andiamo, e questo non è discutibile, è l'unico regalo che ti farò, lo giuro.-
- Accetto.-
- Ora voglio leggere quello che tieni nella carpetta, so che cos'è.- La portò e nudi sul letto, lei con le gambe raccolte, lui a pancia in basso, si fumarono alcune sigarette prime che lei smettesse di leggere. - Giorgio, è divino, davvero pensavi questo di me, e io davvero pensavo quello di te, come mi hai scoperta, tu leggi nel pensiero e sai come gode una donna.-
- No, come gode una donna non lo so, siete misteriose, a volte basta una carezza, a volte ci vuole una mazza da base ball, a volte basta un nulla, a volte una giornata.
Ma sento quando godete, non riuscite più ad ingannarmi, ma come godete non lo so proprio.- - Come fai a saperlo?-
- Nel bel mezzo di una probabile e segnalata acme, non vi agevolo, se è finta passa liscio tutto, se è vera e interrotta lo esigete, vi muovete voi, qualunque sia il posto, tu lo fai, t'arrabbi se smetto in quel momento.-
- E come mi arrabbio, non lo fare più, io godo sul serio con te, con tutta me stessa.
Si, è difficile anche per me descriverti il mio, no, i miei godimenti, meccanicamente li conosci anche tu, come conosco i tuoi.
Tu ne hai uno, breve e intenso, qualunque tempo tu mi prenda, forse hai un piacere mentale a tenerla lunga, a farmi godere, non so.-
- Orgoglio, piccola, orgoglio.-
- Come?-
- Guarda i tuoi clienti, ti pagano per godere non farti godere ma, scatta in loro la sindrome della misura, ogni uomo pensa che il vicino l'abbia più grosso, fin che non scopano la stessa donna e chiedono per prima cosa se ce l'ha grosso più di tizio o di Caio, se ti soddisfa o no.-
- Vero.-
- Poi vogliono sapere quando sei larga e profonda e usano Didlo sempre più grandi finche non dici basta.-
Vero, si alzò, aperse l'armadio, un cassetto era pieno di Didlo lucidati e unti in pezze di garza, ne prese uno, gigante, uno che non era certo inferiore ad un cavallo o un mulo, anzi, di più.
- Questo è il massimo che posso prendere.
Davanti, e dietro è solo un poco più piccolo.-
Lo apri, già al tatto era grande, era più di un suo avamb
raccio nella parte più larga, una mano non era nulla al suo confronto. Una punta normale per entrare, poi s'allargava a dismisura, lui l'osservò incredulo.-
- Vieni.
E lo porto al computer, l'accese, mise un dischetto e mostro un'immagine di un ragazzo con la verga gigante, ma veramente gigante, sia il larghezza che in lunghezza gli arrivava quasi allo sterno e senza trucco.
- Ero quasi la sola a prenderlo bene, si chiamava Rino, era siciliano mi morì d'infarto sopra mentre me l'affondava quasi tutta dentro.
Ma mai, non dico mai ho goduto con lui, ero preoccupata, la sentivo bestiale in me e quando presi un cavallo lo sentii piccolo in confronto, serviva per aprirci, tutte noi, porno dive e dopo di lui tutti i cazzi scivolavano dentro come stuzzicadenti.
E quel Didlo che vedi è quasi uguale a lui.-
- Te lo metteva anche nel sedere?
- No, non ci riusciva il culo, non per mia volontà la mia volontà diceva prendimi.-
Spense il computer, ritornarono sul letto:- Infilalo.-
Lui esegui l'ordine, era unto ma dovette aiutarlo lei con dei contorcimenti di bacino.
Era dentro, solo una parte era fuori una piccola parte.
- Ora inculami col tuo.-
Ci mise molto ad entrare, era diventato strettissimo come invaso da quello e dovette dar spinte violente, come era piccolo il retto, sembrava d'inculare una vergine stretta e urlante per il male.
- Lo senti come diventa e mi fa male ad entrare.-
Disse con voce roca, sessualmente coinvolta, quasi piangente, roca al massimo.
- Il tuo fa rimbombare quello sopra, più svelto, vai più svelto lo sento anche sopra, ecco perché lo vogliono e io li accontento.
Nessuno dei suoi conoscenti lo può avere così e nel sedere si sente grosso come quello.- Stettero in silenzio per un poco, lui aumentava il ritmo, non riusciva a non godere.
Lei urlò, fuori di se: - Spingi, spingi, rompimi, rompimi e godette urlando: - Cazzo, cazzo!
Siii, il tuo cazzooo, hooouu.
Vengooo.-

Ci misero un poco a farli uscire entrambi e la fichetta era una ficona pronta per la sua mano.
- Si, entra, entra amore mio, fottimi con la mano, fottimi con tutto, mio Dio, vengo ancora e ancora, sono insaziabile, oggi. Si calmarono, il cazzo di gomma restava tra loro come un dolmen spaventoso.
Una testa dell'isola di Pasqua.
- Quando ci metti a diventare normale?-
- Da due ai dieci minuti, dipende come si è fatta tumescente, quella cretina tenda a chiudersi, non ad aprirsi.
Perché tu sappia e non mi fai la domanda cretina se il tuo è grosso, è grosso, per me è più di quello.- - E io pensavo che una mano fosse il massimo accettabile.-
- Nel parto ci apriamo un diciassette o diciotto volte, qualcuno dice che superiamo le trenta voltela normalità, facciamo passare un'intera testa di bimbo, il suo corpo e il chirurgo ti chiede quanti punti vuoi, per il marito, s'intende, io non avevo marito, non ne volli nessuno tranne quelli per il parto e sono elastica naturalmente.-
- Se ti sposo li chiederò, chirurgia plastica.-
- Non occorre, non occorre so adattami a chi entra e lo sai, assicurami che lo senti, dimmelo.-
- Si, lo sento, Lisa.
Non lo voglio più quel coso.-
- Balle, ti piaceva, il retto era stretto, mi violentavi con o senza la corazza col desiderio di spaccarmi davvero, di farmi sanguinare, lo sentivo.-
- Mio Dio è vero e questo mi spaventa, sono un troglodita, un ominide ancora, clava per stenderti e cazzo per averti.-
- E io non sono svenuta, sola scena, sola scena e spero che tu mi fotta anche con la clava arrossata.-
- Si, il sesso è bestiale, ecco perché mi piaci, lo mischi con l'erotismo senza perderlo, lo mischi col cervello, il tuo e il mio, quel racconto merita ciò che ti ho fatto vedere, la tua fantasia non supererà mai la realtà, trasformala migliorandola, non superandola. Il lettore intelligente lo comprenderà e lo rappacificherai col partner, di qualunque sesso sia.
Prima, quando m'inculavi mi sentivo bestia, godevo da bestia, e ti ho fatto vedere quanto ne posso prendere, ma prima, quando non sapevi ho goduto il tuo cazzo in culo come una carezza stupenda, da donna, non da bestia, da donna che ti ama.-
Torniamo al computer vuoi?-
- È un video da diciassette pollici con l'ATI diventa tutto schermo, guarda quelle donne che stanno per essere infilate, l'abbronzata s'infila un bel cazzo notevole, la bianca uno minore, li scopano loro, ma guarda che succederà, lo mostrò scatto per scatto, le due bocche di donna, si aprono, ora guarda i capezzoli sono più duri e le bocche più vicine, si baciano davvero nonostante i cazzi che le riempiono, le macchine da ripresa, i fari, il regista.
I facchini, che forse se lo menano.
Sono sole col loro desiderio, si succhiano davvero, guarda le guance, ora godono, guarda il petto più arrossato, quello della pallida. La rossa ha la lingua fuori, penetrante, la mora l'ha aperta, lingua in dentro da penetrare.
Godono per il bacio, la voglia di darselo, di averne la lingua in bocca, il cazzo le aiuta soltanto, ora vanno più forte, guarda le mani, s'intrecciano le dita, ora vengono gli uomini e loro, le donne, si annegano in quel bacio.
Il bacio è la cosa più erotica di tutto il film, io sono l'abbronzata, godetti davvero in quel film.
E godetti grazie a Marta, era un'adorabile lesbica.
Mi masturbo da sola quando rivedo questo film, mi rappacifica col mondo dopo una notte bestiale.-
- Tutto e tutto in una volta me lo dici?-
- No, il mio armadio nasconde uno specchio che guarda sul letto, tu sapessi come amano vedere se stessi inculare una donna e mi guardo anch'io, ci guardiamo e sentiamo quello che vediamo.
Per oggi ho finito.-
- Tranne il bazooka sono cose che sapevo, il bazooka e il bacio, si, un'orrida e un'erotica, non dirmi altro o scoppio a piangere, povero amore.-
- Povera Troia.
Non lo dico con disgusto, constato soltanto, avrei potuto aver marito, una decina di figli e sarei stata Troia ugualmente? Questo mi disturba, non lo saprò mai, la mia psicologa afferma che a questa domanda nessuno sa rispondere, neanche il soggetto per quante risposte ottenga da se stesso, probabilmente sarei stata Troia, la mia matrice è quella.-
- La tua matrice mi piace, mi piaci Troia, sono Troia anch'io ma ti vorrei solo mia, lo confesso ora, ma lo negherò domani.-
- Anch'io ti confesso l'assoluta padronanza che hai su di me, ora, domani la negherò, ma abbiamo ancora la notte, anima mia, uccidiamoci godendo.-
E quasi lo fecero davvero.
Il bazooka finì a pezzi nel pattume, mai più l'avrebbe preso. Una mattina propose di andare da lei, era il primo giorno del mestruo, avrebbe scopato col sangue?
Lo fece e lo leccò, era più sensibile del solito, lo sapeva, il laboratorio chimico dentro di lei lavorava sodo.
Prese una mutandina particolare dal cassetto.
Indossata e legata stretta faceva di lei un maschio con una fava modesta, l'indossò, lo guardò e disse.- Voltati ma se non te la senti me lo tolgo.-
Si voltò e lei lo leccò bene, lo allargò con le dita prima di penetrarlo e incularlo, era lei a inculare, era lei a dominare e dominava lui, la sua verginità, era esaltante, era inumano ma piacente e quando lo menò portandolo al godimento venne anche lei, come il solito e leccò la mano che aveva raccolto il suo seme.
- Ti è piaciuto?-
- Si, quando inculerò te m'inculerai anche tu se vorrai.-
- Lo desidero, desidero tutto di te anche i piedi, guarda.-
E infilò un piede, entro quasi tutto e lei, solitaria lo scopo esaltata sporcandolo di sangue mestruale.
Passarono i mesi, lei aveva voluto una raccolta di racconti per quattrocento pagine, lo stampò a sue spese, fece i regali di Natale incominciando da Novembre e dentro, oltre al regalo, si trovava il libro.
Lo regalò anche a donne.
Piovvero le richieste di una nuova opera di quello scrittore, si trovava in libreria?
Lui non ci credeva, erano i racconti peggiori, ante Lisa, uno solo era bello, togliere le mutandine al bar.
Lo aveva chiamato, " Il tavolo del solitario.."
Lorenza trovò un socio nel tipografo, ne stamparono due da centocinquanta pagine, e diecimila volarono in un attimo e le librerie richiedevano altro materiale di Giorgio Bersani, aveva usato il suo nome vero, non uno pseudonimo, i gay nascosti lessero di uno che lo prendeva in culo, le lesbiche non credettero a quel nome, era certamente Giorgia, e Lorenza smise di fare la puttana, fece l'editrice e la critica e si portò a letto l'autore per tutta la vita, sposati e ricchi, era lei ad incularlo ogni tanto, e prima o poi lo avrebbe avuto come il suo di culo e avrebbero fatto altri figli, questo era certo, due gemelli non bastavano, altri due, forse.
Non amò più donne, la lesbica l'aveva in casa.
E che lesbica!
Una col cazzo e una fichetta dietro da scopare, leccare

Mayo de De Maya


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